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Strategie dietetiche per il controllo del peso corporeo
Circa 2500 anni fa Ippocrate affermava : “Fa che il cibo
sia la tua medicina e che medicina sia il tuo cibo”. Oggi
, tale affermazione è divenuta paradigmatica del ruolo determinante
dell’alimentazione nel mantenimento dello stato di salute e
di benessere psico-fisico. Il termine dieta (dal greco “modo
di vivere”) designava nell’antica medicina greca il complesso
delle norme di vita (alimentazione, attività fisica, riposo
ecc.) atte a mantenere lo stato di salute. Nell’accezione moderna,
con significato più restrittivo, indica ogni genere alimentare
atto a conseguire effetti terapeutici, igienici o genericamente biologici.
Mentre anticamente il termine dieta veniva utilizzato da Dante e Boccaccio
per indicare digiuno o astinenza, oggi, nel linguaggio comune, significa
temporanea astinenza dal cibo, totale o parziale, per ragioni di salute.
Negli ultimi decenni l’alimentazione dei Paesi industrializzati
si arricchisce di alimenti di origine animale e di cibi ad elevata
densità energetica divenendo così squilibrata per
eccesso di zuccheri. Le modificazioni delle abitudini alimentari
della nostra tradizione contadina hanno determinato un aumento dell’incidenza
di malattie cronico – degenerative, molte delle quali correlate
anche all’obesità.
Sovrappeso e Obesità
Il soprappeso e l’obesità rappresentano la conseguenza
di un'alterazione tra l'apporto calorico rispetto al dispendio energetico.
Si parla ormai convenzionalmente di obesità quando il sovrappeso
supera di almeno il 20% il peso corporeo ideale. Sono indispensabili
due considerazioni: l’obesìtà è rarissima
nelle popolazioni primitive, ma la sua incidenza aumenta rapidamente
nelle fasi di modernizzazione; la prevalenza dell'obesità
è dífferente nelle diverse classi sociali.
Numerosi studi epidemiologici su società tradizionali che
si trasformano culturalmente in senso occidentale dimostrano un
rapido aumento della prevalenza di obesità. Un'osservazione
classica condotta su popolazioni della Polinesia ha dimostrato una
correlazione diretta tra modernizzazione e prevalenza di sovrappeso.
L'obesità è la prima malattia del benessere che si
manifesta durante l'occidentalizzazione. La variazione delle abitudini
alimentari osservata nelle popolazioni che si modernizzano o che
si trasferiscono in società consumistiche è la principale,
ma non unica causa dell'aumento dell'incidenza dell'obesità.
Le modificazioni dietetiche comportano prevalentemente un aumento
dell'introito calorico totale per aumento di lipìdi e di
zuccheri semplici, con diminuzione dell'introito di fibre.
La diminuzione dell’attività fisica è ulteriore
causa d’aumento dell’incidenza d’obesità.
I programmi dietetici basati sul digiuno prolungato e sulla forte
restrizione calorica sono considerati dei più scorretti,
perché inducono una piccola riduzione di tessuto adiposo
ed una forte perdita delle altre componenti dei peso corporeo. Una
restrizione calorica meno intensa (500-1000 kcal al giorno, rispetto
alla normale dieta), è molto meno probabile che crei malnutrizione,
e si accompagna di solito ad una maggiore perdita di tessuto adiposo.
Aumentando il consumo calorico, con un esercizio fisico di intensità
moderata, si ottiene un'ulteriore riduzione di tessuto adiposo con
incremento della massa magra, una riduzione del peso corporeo ed
un miglioramento dell'indice di massa corporea. Il miglior tipo
di programma per la perdita dei peso in eccesso è rappresentato
dalla associazione di più componenti: una lieve restrizione
calorica, un esercizio fisico regolare di tipo dinamico e la modificazione
delle abitudini alimentari dei soggetto. E’inoltre noto il
rapporto esistente tra psiche e comportamento alimentare ed il ruolo
socio-culturale ed edonistico dell’alimentazione; queste interazioni
devono essere tenute in considerazione ogni volta che viene programmato
un intervento nutrizionale.
• Un programma dimagrante accettabile dovrebbe avere le seguenti
caratteristiche:
Fornire almeno 1200 kcal per un adulto normale, in modo da evitare
un incompleto apporto di nutrienti indispensabili all'organismo.
• Utilizzare alimenti facilmente reperibili, ben accettati
dal soggetto, economici e facili da preparare.
• Indurre un bilancio calorico negativo non superiore a 500-100
kcal al giorno, controllando che la riduzione di peso corporeo non
superi 1 kg alla settimana.
• Essere accompagnato da un'opportuna modificazione del comportamento
del soggetto, che tenda ad eliminare le cattive abitudini alimentari
e permetta in seguito un più facile mantenimento del peso
corporeo
Un regime dietetico finalizzato al mantenimento o ripristino di
uno stato di benessere psicofisico deve pertanto considerare l’individuo
nella sua globalità e nel contesto ambientale in cui vive.
In analogia con la ricetta medica di comune accezione è opportuno
parlare di prescrizione o ricetta dietologica per le finalità
preventive o terapeutiche del regime alimentare prescritto. Vengono
infatti indicati gli alimenti, le sostituzioni possibili, le grammature
e le modalità di preparazione e/o somministrazione, dando
la giusta importanza alle preferenze del paziente.
La formulazione di un regime alimentare presuppone quindi i seguenti
interventi:
1. valutazione dello stato di nutrizione, per poter definire i fabbisogni
energetici e la ripartizione in macro e micro-nutrienti;
2. definizione del peso corporeo desiderabile in funzione del tipo
costituzionale;
3. anamnesi alimentare dello stile di vita (situazioni socio-lavorative)
indispensabili per la compliance del paziente al regime prescritto;
4. scelta variata e razionale di alimenti qualificati in porzioni
che assicuri l’apporto di tutti i nutrienti, eviti l’assunzione
ripetitiva di taluni alimenti e soprattutto soddisfi il gusto.
La suddivisione degli alimenti in gruppi in funzione del loro contenuto
in nutrienti e l’indicazione delle porzioni alimentari che
giornalmente devono essere assunte costituisce un sistema semplice
e pratico per realizzare una razione alimentare completa ed adeguata
a soddisfare i fabbisogni indicati dai LRN (Livelli di Assunzione
Raccomandati di Energia e Nutrienti per la Popolazione Italiana).
Mangiare di tutto con moderazione rappresenta ancora oggi il metodo
più efficace per acquistare corrette abitudini alimentari
e responsabilizzare il paziente.
Ripartizione dell’apporto calorico tra macronutrienti energetici
(proteine, carboidrati e grassi)
In condizioni fisiologiche le proteine sono soggette ad un continuo
processo di demolizione e sintesi per il mantenimento e l’eventuale
accrescimento corporeo. L’attività cellulare e le funzioni
dei vai apparati comportano perdite obbligatorie ed insopprimibili
di azoto (principalmente con le urine e con le feci) poiché
non esistono proteine di riserva, ma tutte hanno un ruolo strutturale
o funzionale, nasce il bisogno di un apporto giornaliero, Il fabbisogno
proteico viene pertanto definito sulla base del più basso
livello di assunzione di proteine di elevato valore biologico (VB)
capace di mantenere l’equilibrio azotato.
Il fabbisogno proteico dell’adulto è stimato in 0,8-1
g. Di proteine per kg di peso corporeo ideale. Tali proteine devono
essere ripartite nella misura del 50% animali e 50% vegetali , al
fine di evitare un eccessivo apporto di grassi animali e mantenere
un’adeguata assunzione di aminoacidi essenziali e non essenziali.
In un regime alimentare proporzionato al fabbisogno energetico,
l’apporto proteico non deve superare il 13-15% delle calorie
totali.
Sia 1g di proteine che 1g di carboidrati forniscono 4kcal, mentre
1g di lipidi apporta 9kcal.
Solo dopo aver soddisfatto il fabbisogno proteico è possibile
ripartire le rimanenti calorie tra carboidrati (70%) e lipidi (30%).
I carboidrati totali vanno ripartiti tra carboidrati complessi (80%)
e zuccheri semplici (20%). Ricordiamo che nel computo di questi
ultimi dobbiamo considerare lo zucchero comune (saccarosio), la
frutta (fruttosio) ed il latte (lattosio). In ogni caso l’apporto
dei carboidrati deve coprire il 55-65% dell’energia totale
della dieta e non essere comunque inferiore al 50%; il livello di
zuccheri semplici non deve invece sperare il 10% delle calorie totali.
Per un adulto sano sono necessari 180g/die di glucosio, per il funzionamento
del cervello (140g/die) e degli eritrociti (40g/die).
L’uomo è capace di produrre glucosio a partire da aminoacidi
(quelli glucogenici) o mediante il recupero del glicerolo dall’idrolisi
dei trigliceridi, ma queste vie di gluconeogenesi da sole non sono
sufficienti a soddisfare il fabbisogno di glucosio. Pertanto una
dieta povera di carboidrati induce uno shift metabolico in senso
lipidico che comporta:
1. accumulo di corpi chetonici che derivano dalla utilizzazione
a fini energetici degli acidi grassi e dal catabolismo dello scheletro
carbonioso degli aminoacidi. In entrambi i casi si ha sovrapproduzione
di acetil-CoA, che in assenza di acido ossalacetico (per la mancata
produzione di piruvato dal glucosio) non può far altro che
formare corpi che tonici e acidosi fino alla chetonuria associate
ad un importante deficit energetico cellulare (mancata produzione
di ATP attraverso il ciclo di Krebs).
2. Ipercatabolismo di proteine tessutali (con perdita eccessiva
di massa magra e di acqua per l’eliminazione della scoria
azotata)
3. Perdita di cationi, specialmente sodio (con disidratazione)
4. Modificazioni endocrino metaboliche finalizzate al risparmio
energetico ed al mantenimento della glicemia a digiuno entro valori
compatibili con un’adeguata funzione cellulare.
Per tali motivi sebbene non sia possibile parlare di “essenzialità”
per i carboidrati occorre tuttavia parlare di “necessità”
di sia pur modeste quantità di glucosio per regolare un metabolismo
energetico .
L’apporto lipidico non deve superare il 30% delle calorie
totali. Nell’ambito dei grassi occorre precisare che la quota
di grassi saturi deve essere contenuta entro il 10% delle calorie
totali. Il rimanente 20% costituito da grassi insaturi comprende
una quota di di polinsaturi essenziali che può oscillare
tra il 2-6% delle calorie totali.
Schematicamente l’apporto di grassi alimentari deve essere
contenuto e ripartito equamente tra acidi grassi saturi (1/3), monoinsaturi
(1/3) e polinsaturi (1/3) e sotto il profilo nutrizionale questo
permette di soddisfare l’apporto di Acidi Grassi Essenziali
e Vitamine Liposolubili di cui i grassi alimentari veicolano l’assorbimento.
Tenuto conto che gli alimenti di origine animale contengono 2/3
di grassi saturi e per 1/3 grassi mono e polinsaturi, mentre gli
alimenti di origine vegetale contengono per 1/3 grassi saturi e
per 2/3 grassi mono e polinsaturi, è sufficiente assumere
abitualmente il 50% di lipidi di origine animale ed il 50% di lipidi
di origine vegetale per rispettare le proporzioni raccomandate.
E’ inoltre consigliabile l’assunzione di pesce 2-3 volte
la settimana al fine di garantire un apporto adeguato di acidi grassi
della serie n-3.
Un regime alimentare variato ed adeguato al fabbisogno energetico
risulta in grado di soddisfare anche il fabbisogno di nutrienti
non energetici (vitamine , minerali e fibra) e quindi è qualitativamente
e quantitativamente idonea al mantenimento dello stato di salute
ed alla prevenzione delle malattie correlate all’alimentazione.
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